‘Topiopì’. L’amico inseparabile di Camilleri bambino

Andrea Camilleri

Questa non è una favola ma una storia vera.

Topiopì’ di Andrea Camilleri inizia con questa precisazione. Siamo di fronte al racconto di un episodio realmente accaduto all’autore durante la sua infanzia. Un’esperienza vera, un ricordo vissuto e raccontato in prima persona da Nenè, il bambino protagonista che altro non è che Camilleri stesso.
È il racconto semplice di un episodio che fa parte del quotidiano di Nenè: il bambino trascorre le vacanze estive in campagna dai nonni e un giorno scopre che nel pollaio sono nati dodici pulcini.

In disparte, che li guardava un po’ stranito, ci stava un pulcino più piccolo degli altri e piuttosto spelacchiato. Forse era cosciente della sua debolezza e non osava entrare nel mucchio.

Io mi avvicinai alla cesta e mi inginocchiai accanto. 
In quel momento il pulcino solitario si voltò, mi vide, zampettò verso di me e quando mi fu vicinissimo mi guardò e mi fece: PIOPÌ.
Forse si era presentato?

Per il sì o per il no, mi presentai anch’io: «Piacere, mi chiamo Nenè». 


Topiopì pagina

Tra il pulcino e Nenè nasce subito una grande amicizia fatta di attenzioni, affetto, complicità e gioco.
I due diventano inseparabili e all’improvviso accade un fatto che dà uno scossone inatteso e drammatico alla storia. Si tratta di un evento tragico, ma non vi anticipo niente; l’unica cosa che vi posso dire è che c’è il lieto fine.
Che Andrea Camilleri sia (non voglio parlare al passato) un narratore meraviglioso lo sappiamo tutti; in questo caso diventa magico. Aiutato dalle illustrazioni di Giulia Orecchia, l’effetto che ottiene è creare un’atmosfera, cosa per niente facile. La semplicità della storia si inserisce in una scenografia che racconta, ancora prima delle parole, la quotidianità della vita di campagna, gli ambienti, gli oggetti e le attività che la caratterizzano, gli animali con le loro peculiarità, la natura con colori e odori così diversi da quelli della città, le figure adulte – la contadina Rosalia, la nonna e lo zio Massimo – che aiutano Nenè a costruire una relazione con un contesto appassionante e ricco di stimoli.Topiopì
Il tutto visto e narrato dal punto di vista del bambino protagonista. Lo sguardo narrativo di Camilleri e quello delle illustrazioni di Giulia Orecchia sono a misura di Nenè e Piopì: nessuna immagine presenta un’inquadratura dall’alto verso il basso, ma la prospettiva dello sguardo è esattamente quella di un bambino o di un pulcino. Gli adulti sono più grandi e, in alcune situazioni, volutamente, si vedono solo le gambe. Questa attenzione prospettica è ottenuta attraverso immagini piene e lineari, mai rumorose e sovrabbondanti. Sono ricche di dettagli, ma non c’è nulla di superfluo: alla semplicità narrativa corrisponde l’essenzialità delle illustrazioni.
Ogni volta che sfoglio ‘Topiopì’ sento la inconfondibile voce roca da fumatore accanito di Camilleri e me lo immagino mentre racconta questa storia; forse anche in questo sta il fascino di un piccolo albo illustrato che contiene una grande racconto di vita.
Giusto per creare un po’ di suspence: secondo voi quando e perché Piopì diventa Topiopì? E crescendo sarà gallo o gallina?

A. Camilleri, Topiopì, Mondadori, 2018, pp. 48, € 6.90 (illustrazioni di G. Orecchia)

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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