‘Chirù’: è la dose che fa il veleno

Murgia Chiru

Dopo il successo di ‘Accabadora’, Michela Murgia ci propone ‘Chirù’, sempre pubblicato da Einaudi. Un libro che ho letto tempo fa e che ho ripreso in mano questi giorni mentre vagavo tra gli scaffali della mia libreria.
I protagonisti, Eleonora e Chirù, appartengono a generazioni molto diverse. Si incontrano, ma le loro vite sembrano non avere nulla in comune e quindi nulla da dirsi. La donna ha vent’anni più di Chirù, appena diciottenne e forse proprio per questo, con grande naturalezza, diviene la guida del ragazzo e ogni esperienza che condividono, li rende sempre più complici. L’esperienza di lei è la chiave Chirù librointerpretativa delle tappe di un percorso iniziatico, attraverso il quale Chirù affronta la dimensione della “prima volta”. Eleonora non è nuova a questo metodo di istruzione. Prima di Chirù ci sono altri tre allievi dei quali ci viene detto poco. Aveva giurato a se stessa che non ce ne sarebbe stato un quarto, ma tradisce il suo stesso giuramento, mette a disposizione del suo nuovo discepolo l’esperienza del già vissuto e, in cambio, cerca di carpire e di fare suoi l’entusiasmo, la meraviglia, l’innocenza, il disorientamento, l’energia di tutte le prime volte.

Ciò che mi aveva spinto a prendere sul serio la richiesta del ragazzo aveva acceso in me una luminescenza emotiva che non provavo da molto tempo, ma era proprio l’evidenza di quell’elettricità d’animo ad alimentare i dubbi più forti. Al di là delle cose che ci eravamo detti, nessuna delle quali così particolare, sapevo bene di essermi dovuta difendere per tutta la sera dal desiderio insulso di fidarmi di lui. Questo, considerato che avevo finito per cedere, mi faceva dubitare della mia capacità di controllo sugli eventi che potevano seguirne.


È il metodo che permette al passato di riaffiorare di prepotenza. Un passato di violenza e dipendenza da un padre padrone che Eleonora credeva di avere superato fino alla riconciliazione con il presente ancora caratterizzato da un’ansia di possesso e di controllo che affonda le proprie radici in quell’esperienza adolescenziale della quale non si è potuta liberare. In tutto questo Chirù, per nulla innocente, dimostra di essere in grado di fare suo ogni più piccolo insegnamento con una spietatezza che diventa per Eleonorauna lezione difficile da dimenticare”. Non ha fatto i conti con il fatto che può accadere che l’allievo superi la maestra. Come? Nessuna anticipazione, a voi scoprirlo con la lettura.
La protagonista femminile incarna un ruolo arcaico, quello della donna matura che si fa carico e accompagna l’adolescente che si affaccia alla vita. È un ruolo difficile, a tratti ambiguo, che implica il passare attraverso i codici affettivi propri della madre, dell’amante e della maestra, tre ruoli completamente diversi tra loro.

La madre, l’amante e la maestra erano una triade simbolica che non poteva perdere neppure un tassello: le prime due si facevano la guardia a vicenda, e la terza ricordava a entrambe che il privilegio di quella tensione aveva il tempo contato. Sapevo di essere un insieme di queste cose, ma allo stesso tempo non ne ero alcuna pienamente.

La parola chiave in questo gioco “iniziatico” è dipendenza: la madre la rivendica nei confronti di una relazione logica che si sostituisce a quella biologica, l’amante fa leva su un desiderio del tutto impossibile da appagare e la maestra – la più diabolica di tutte – ha costruito un piano che prevede l’abbandono nel momento stesso in cui inizia l’apprendistato.
Il rapporto tra Nora e Chirù è un punto di partenza per una riflessione ben più ampia e articolata sulle relazioni umane che vengono analizzate senza mezzi termini, con una razionalità e una freddezza che, a tratti, fanno sentire nudi anche noi lettori.

Non c’è incontro tra esseri umani che possa definirsi neutro o rassicurante: soprattutto nelle relazioni sentimentali ogni più pura intenzione, ogni più spontanea fascinazione,  si ritroverà presto o tardi a fare i conti con la lusinga del potere che ci si rende conto di avere o subire in rapporto al prossimo.

Due protagonisti unici, caratterizzati in modo splendido. La complessità dei sentimenti passati che condizionano quelli attuali. La fatalità, il caso, che entrano di prepotenza a sconvolgere qualsiasi tipo di pianificazione fatta senza tenerne conto.
Una bellissima esperienza di lettura. Un viaggio iniziatico che merita di essere compiuto.

M. Murgia, Chirù, Einaudi, 2015, pp. 191, € 18.50

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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