Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo

Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo‘ di Stefan Zweig è un libro corposo pubblicato postumo nel 1944 e tradotto in Italia l’anno dopo. Lo definirei un saggio autobiografico, ovvero il racconto che Zweig fa della sua vita – dalla fine del 1800 al 1941 – ma contestualizzata in tutto ciò che accade nello stesso lasso di tempo. In altre parole, l’autore si racconta all’interno della storia, dei fatti e degli accadimenti di cui è stato testimone e protagonista. Un’operazione maestosa riuscita alla perfezione. Figlio di ebrei benestanti Stefan ha vissuto, a Vienna, un’infanzia tranquilla e agiata. Siamo negli anni che precedono il primo conflitto mondiale che Zweig descrive come quelli in cui c’era

un mondo ordinato, con chiare stratificazioni e comodi passaggi, era un mondo senza fretta.

Vienna era una città ricca e spensierata e

chi viveva e lavorava a Vienna si sentiva libero da ogni limitazione e pregiudizio.

È questo il clima nel quale l’autore vive i primi anni della sua vita e tutta la sua formazione fino all’università che decide però di finire a Berlino in Germania. I genitori lo lasciano libero di compiere le sue scelte anche nello studio e grazie a questa apertura familiare riesce a vivere innumerevoli esperienze in giro per l’Europa. Bellissimo il capitolo in cui racconta la sua permanenza a Parigi, che definisce città dell’eterna giovinezza, dove conosce Rilke, Rodin, Verhaeren, Yeats, Gide, Romain Rolland, Joyce, Pirandello, amicizie importanti alcune delle quali lo accompagneranno per tutta la vita.
Inghilterra, Spagna, Italia, Belgio, Olanda, Svizzera: Zweig ha viaggiato in tutta il mondo di ieriEuropa dove ha conosciuto personaggi incredibili e con tutti è riuscito a instaurare rapporti non sempre duraturi ma tutti importanti per la sua formazione personale e culturale. È grazie questi incontri che diventa anche collezionista di tutto ciò che è arte, partiture musicali, scritti autografi, pezzi d’arte e sculture, un’attività che lo accompagna per tutta la vita come quella di letterato.
Completamente diverso diventa il tono di voce con il quale racconta la seconda parte della sua vita e quindi dell’Europa, per intenderci il periodo che inizia con gli spari di Sarajevo che segnano l’inizio della catastrofe. La situazione peggiora ulteriormente nel 1933: con l’avvento di Hitler e del nazismo e lo scoppio della seconda guerra mondiale:

da ospite straniero e in un certo senso ‘gentleman’ che lì spendeva i suoi guadagni internazionali e pagava le tasse da emigrante, a «refugee» (…) A cinquantotto anni, il giorno in cui mi fu ritirato il passaporto, scoprii che perdendo la patria si perde più di un fazzoletto di terra delimitato da frontiere.

In quanto ebreo diventa apolide tra Inghilterra e Francia, costretto ad abbandonare Salisburgo, la sua casa i libri e le sue collezioni. Il finale non è certo di speranza, specie se si considera che un anno dopo la fine della stesura de ‘Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo‘ l’autore sceglie la strada del suicidio.
È una lettura molto intensa che mi ha colpito. Per essere un vero e proprio saggio questo libro dovrebbe contenere una cronaca super partes di tutti i fatti storici che hanno caratterizzato il ’900. In questo caso il racconto è sì preciso e meticoloso, ma il punto di vista del narratore è sempre presente e inequivocabile. Un elemento che, per quanto mi riguarda, rappresenta un valore aggiunto. Zweig non usa il suo punto di osservazione per manipolare il racconto, ma solo per poter condividere con il lettore il proprio stato d’animo, i sentimenti che hanno caratterizzato la sua vita alla luce di quanto è e gli è successo. Ecco perché non è solo un saggio, ma nemmeno solo una autobiografia. C’è una grande consapevolezza nella narrazione. All’inizio il mondo era un luogo bello in cui vivere, pieno di opportunità e libero di essere esplorato, vissuto, conosciuto. Progressivamente tutto questo è venuto meno e Zweig ha toccato con mano e vissuto sulla propria pelle il peso e la fatica di questo mutamento apparentemente repentino e sicuramente inspiegabile.


Un tempo l’uomo non era che anima e corpo. Oggi, se vuole essere trattato da essere umano, gli serve anche un passaporto.

Stefan Zweig si è sempre sentito parte di una comunità intellettuale internazionale nella convinzione che la cultura potesse (e dovesse) superare e annullare i nazionalismi. La conclusione drammatica per Austria e Germania del primo conflitto mondiale non è servita a evitare una seconda guerra che si sarebbe rivelata ancora più disastrosa della prima. Ecco perché la Storia è stata per lui la più grande delusione: non solo la cultura non è servita a nulla, ma nemmeno l’esperienza.

S. Zweig, Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo, Mondadori, 2017, pp. 392, € 14.00 (trad. L. Mazzucchetti)

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

Potrebbero interessarti anche...