Le città invisibili

italo calvino

Premetto che ho un debole per Italo Calvino e credo che ‘Le città invisibili’ sia, tra tutti i suoi, il libro che preferisco. È innanzitutto una raccolta di relazioni di viaggi che Marco Polo fa a Kublai Kan, imperatore dei Tartari. “Racconti visionari di città impossibili” tutte inventate, nessuna riconoscibile e ciascuna con un nome di donna. Le cinquantacinque città compongono undici categorie: sono immaginate e descritte per la memoria di cui sono custodi, per i segni che le definiscono, per gli scambi che in esse avvengono, per gli occhi che sono in grado di attirare, per il desiderio che contengono, per il cielo che lambiscono, per il nome che portano, per i morti che continuano ad abitarle. Ci sono le città sottili, un po’ astratte, aeree nelle quali non sempre è definito il confine tra una cosa e il suo contrario; quelle continue che non smettono mai di rinnovarsi e le nascoste, quelle in cui dal male scaturisce il bene e il futuro si sprigiona dal presente.città invisibili libro
Una architettura poliedrica solo apparentemente complessa; in realtà è essa stessa un capolavoro, perché permette al lettore di immergersi nel mondo delle città invisibili scegliendo l’itinerario di viaggio che più gli piace. Italo Calvino racconta, Marco Polo racconta, le città raccontano, ma anche il lettore racconta.
Le città invisibili sono mete immaginate, ma reali, di una infinità di viaggi che ciascuno di noi può compiere. Si può decidere di visitarle seguendo l’ordine proposto dall’autore, oppure spostandosi all’interno di una stessa categoria, o ancora scegliendo una sequenza casuale. Qualsiasi scelta vale e la cosa davvero magica è che ci possiamo immergere in un testo che non è mai uguale a se stesso. A seconda di come decidiamo di leggerlo, le suggestioni, le immagini e le riflessioni che ne scaturiscono sono particolari e ci portano ad affacciarci a un mondo fatto di città invisibili che acquisiscono forma e concretezza nella nostra mente di lettori e viaggiatori fisici e metaforici.
Calvino ci consegna una mappa all’interno della quale possiamo muoverci in perfetta autonomia.

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
– Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge:
– Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa.

Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.

Un dialogo che contiene al suo interno un insegnamento da tenere bene a mente: così come sono le pietre a creare e rendere possibile l’arco, allo stesso modo sono le parole, le descrizioni, le narrazioni a rendere possibili le cose. Le città invisibili esistono perché Marco Polo le immagina e le racconta e si manifestano in tutta la loro realtà e concretezza all’orecchio di Kublai Kan e all’occhio del lettore.

Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.

La parola chiave è “scambio” e leggere ‘Le città invisibili’ significa proprio questo.
L’autore ci propone la sua struttura, la sua cartina geografica, ma la costruisce in modo tale che possa essere continuamente letta e riletta in un’infinità di combinazioni possibili. Entrare in contatto con ogni città è un’esperienza individuale sempre diversa. Raccontare la città significa creare il presupposto per uno scambio di impressioni tra chi scrive, chi racconta e chi legge. Creare uno scambio virtuale, a distanza, ma pur sempre

uno spazio in cui il lettore deve entrare, girare, magari perdersi, ma ad un certo punto deve trovare un’uscita o magari parecchie uscite, la possibilità di aprirsi una strada per venirne fuori.

I. Calvino, Le città invisibili, Mondadori, 2016, pp. 216, € 12.00

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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