L’utilità dell’inutile. Manifesto di una cultura necessaria

L’utilità dell’inutile di Nuccio Ordine è un manifesto prezioso che dimostra come


“In una società in cui viene ritenuto utile solo ciò che produce profitto, non ci si rende conto che tutti quei saperi ritenuti inutili, perché non producono profitto, sono fondamentali per l’umanità”.

Non c’è nessuna trama da raccontare, ma questa opera ha un grande valore, perché permette di entrare in contatto con i grandi intellettuali di tutte le epoche da Ovidio, Dante, Petrarca e Cervantes a Ionesco e García Márquez, passando per pensatori  quali Platone, Aristotele, Zhuang-zi, Pico della Mirandola, Montaigne, Kant, Tocqueville, Heidegger e molti altri. È un viaggio nella letteratura, nella filosofia, nella cultura, in quei mondi in cui l’utilitarismo e il profitto non dettano legge e non costituiscono affatto un parametro di valutazione.
La cultura è ciò che permette all’uomo di mantenere la propria dignità e la propria umanità. Il bello della cultura, la sua essenza profonda, stanno nella gratuità, nella consapevolezza che il sapere non si acquista, ma si conquista mettendosi in discussione in prima persona. Utilità dell'inutileL’acquisizione della conoscenza è un atto che ciascuno di noi deve decidere di voler compiere per amore della conoscenza stessa e non necessariamente per un tornaconto quantificabile e immediatamente spendibile.
La cultura ha valore e non ha prezzo, è un percorso che bisogna intraprendere con grande umiltà e dedizione avendo come obiettivo primario di migliorare se stessi.
La lettura di questo manifesto permette anche di ridefinire i parametri con cui intendiamo rapportarci alla realtà di tutti i giorni. L’esasperazione del profitto e della produttività ci hanno portato a identificare il concetto di “utile” con quello di “remunerativo”. È utile solo ciò che si traduce in un guadagno monetizzabile e misurabile. Così definito, l’utile diventa un parametro di valutazione applicabile a davvero poche cose e, soprattutto, non comprende tutte quelle conoscenze che nascono dalla curiosità e che sono inevitabili per il conseguimento del profitto che sembra essere l’unico fine da perseguire. Un esempio?

Marconi non avrebbe potuto mai “inventare” la radio senza le precedenti equazioni teoriche di Maxwell ed Hertz, che pertanto con i loro studi,  inconsapevolmente, hanno permesso una grande scoperta.”

Nuccio Ordine sostiene l’importanza del sapere fine a se stesso ed evita di riprodurre la sterile e controproducente separazione tra sapere umanistico e scientifico. Più che di un esasperato utilitarismo, abbiamo bisogno di recuperare la gratuità e il disinteresse, il piacere di dedicarci al bello anche se apparentemente non serve a nulla. Se ci basiamo su una mentalità contrattualistica esasperata, qual è il senso di andare a teatro, a vedere mostre, di leggere un libro, di regalare fiori, di vedere un film? Tutti gesti che non hanno nessuna utilità se non quella di farci sentire bene, di ricordarci, appunto, l’importanza della gratuità e del disinteresse, l’importanza di compiere azioni che hanno un valore e non un prezzo.
Ci tengo a precisare che l’autore non nega la necessità di perseguire l’utile, anzi; mette però in discussione l’utile come unico fine. Allo stesso tempo, ci avverte che la cultura non costituisce la certezza assoluta di evitare ciò che è brutto, non offre alcuna garanzia in proposito. Come ci ricorda Steiner, “uomini colti ascoltavano la musica e godevano dell’arte, ma poi trucidavano gli ebrei!”. Dobbiamo chiederci semmai come sarebbe andata se non ci fossero state scuole e università, a quante brutture in più avremmo dovuto assistere. “L’utilità dell’inutile” sta nel fatto che ci rende più umani. L’inutilità dell’utile sta nel fatto che ci fa credere che la quantità sia da preferire alla qualità. Dobbiamo imparare ad apprezzare i valori veri della vita e la cultura, la possibilità di apprendere sono valori veri. Per capire che cosa sia la cultura, Nuccio Ordine cita l’aneddoto dei pesciolini di Wallace:


“Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione  opposta, fa un cenno di saluto e dice:  – Salve, ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: – Che cavolo è l’acqua?

La cultura per noi è come l’acqua per i pesci. Ne siamo immersi e ne abbiamo bisogno non solo per sopravvivere, ma anche e direi soprattutto per vivere.

N. Ordine, L’utilità dell’inutile. Manifesto, Bompiani, 2013, pp. 262, € 10.00

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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4 Risposte

  1. Franco Pedatella ha detto:

    Sicuramente l’utile serve all’uomo, ma non bisogna farsi deviare dall’utilitarismo, cioè dalla ricerca spasmodica dell’utile come unico fine dell’uomo. Nella vita c’è altro, che sembra non direttamente né propriamente utile, che invece è davvero molto utile alla vita dell’uomo: il bello. Nella categoria del bello metto tutto quello che non produce direttamente guadagno nel senso materiale del termine, ma che può portare la felicità, che è poi il fine davvero più alto della vita dell’uomo. Nella categoria della felicità metto tutto quello che soddisfa il desiderio di ogni persona.

    • Cecilia Mattioli ha detto:

      Franco grazie di cuore per questa preziosa riflessione che condivido. Il bello è davvero qualcosa di prezioso che fa bene al cuore e all’anima e, per usare le sue parole, “può portare alla felicità che poi è il fine davvero più alto della vita dell’uomo”
      Grazie davvero!

  2. ADRIANO EPIS ha detto:

    Un inedito richiamo ad andare “oltre” le logiche che permeano il ns vivere. Uno squarcio di luce nel grigiore dell’utilitarismo .

    • Cecilia Mattioli ha detto:

      Esattamente Adriano. Siamo talmente presi dalla necessità di essere produttivi e di “monetizzare” tutto ciò che facciamo, che spesso ci dimentichiamo che l’utilitarismo da solo non è altro che una visione limitata e fuorviante

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