La paziente silenziosa

Alex Michaelides

“Quando uccise suo marito Alicia Berenson aveva trentatré anni”

Questa è la prima riga del primo capitolo de “La paziente silenziosa” di Alex Michaelides, quindi il tema è subito chiaro. Un omicidio che si realizza così all’improvviso e senza nessun motivo apparente. Alicia Berenson, pittrice affermata, è felicemente sposata con Gabriel, un fotografo di fama, che la adora e di cui è follemente innamorata. Una sera di ritorno dal lavoro, gli spara cinque colpi in faccia e da quel momento

Alicia non parlò mai più”.

Un silenzio ostinato che le provoca la detenzione come paziente in un ospedale psichiatrico dove, nonostante tutto, rimane sotto i riflettori della stampa, dei telegiornali e della cronaca. Si interessa a questo caso anche Theo Faber, La paziente silenziosapsicologo criminale che, pur di occuparsi di Alicia, decide di farsi assumere presso l’ospedale nel quale è ricoverata e di farla diventare una sua paziente. Il silenzio di Alicia, che rimanda a quello tragico di Alcesti, protagonista di una tragedia di Euripide, è inquietante fin dall’inizio. È l’elemento attorno al quale ruota tutto il percorso con il quale Theo cerca di dipanare questa faccenda, troppo chiara e lineare per essere credibile. Se Alicia è colpevole, perché si ostina a non spiegare i motivi di questo gesto folle? Se è innocente, perché non cerca di difendersi?

“Colui che ha occhi per vedere e orecchi per sentire deve convincersi che nessun mortale sa mantenere un segreto: se le sue labbra sono serrate parlerà con la punta delle dita, il suo tradirsi trasuderà da ogni poro”

Sono parole di Freud, che Theo Faber ha presenti nel momento in cui decide che Alicia Berenson, la paziente silenziosa, deve essere aiutata in modo diverso da come è stato fatto finora. Ma è davvero tutto qui? Davvero Theo ha come unico desiderio aiutare questa “Alcesti contemporanea”?
Un thriller psicologico con un ritmo perfetto per tenere il lettore incollato alle pagine. L’equilibrio narrativo, dall’inizio alla fine, gioca sull’alternanza tra le fasi che servono a spiegare l’accaduto e quelle che indagano i misteri della psiche, con particolare attenzione ai non detti che sempre determinano il nostro agire, al di là della consapevolezza che possiamo averne.
Equilibrio è la parola chiave. Se accettiamo la teoria secondo cui la malattia mentale si insinua nella mancanza di equilibrio tra le parti buone e quelle cattive che coesistono sempre nell’uomo, la risoluzione della vicenda dipende dalla capacità di ripristinare questo equilibrio con le parti intollerabili di noi stessi. 
Un percorso di indagine dentro e fuori dalla mente dei suoi protagonisti, che Alex Michaelides costruisce con grande maestria, giocando con parole e silenzi, realtà e immaginazione, salute e malattia, passato e presente. Un crescendo continuo che porta a un finale davvero impossibile da prevedere fino all’ultima pagina. Una discesa nell’abisso più imperscrutabile della mente umana, laddove il confine tra salute e malattia mentale è talmente sottile da diventare impercettibile.

Alex Michaelides, La paziente silenziosa, Einaudi, 2019, pp. 340, € 18.00 (trad. S. Pezzani)

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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