L’amante. Una storia d’amore senza tempo

L’amante” di Marguerite Duras è un libro che ho letto e riletto più volte e del quale ho acquistato anche la versione audio con la voce di Licia Maglietta. È un romanzo di poche pagine. Racconta un periodo molto preciso della vita dell’autrice, quello in cui, da adolescente, vive una relazione clandestina e scandalosa con un adulto cinese miliardario e succube del padre. Marguerite Duras, racconta di sé quindicenne, bianca, povera e magra, inserita in un contesto familiare faticoso: amanteun padre scomparso troppo presto e una madre maestra, che non si rassegna alla crescita della figlia e che non sa gestire i due fratelli, quello grande esuberante e violento, quello piccolo incapace di difendersi e di sopravvivere alla vita. In questa cornice, la storia d’amore con l’amante cinese rappresenta la trasgressione, la fuga verso il proibito in un rito di iniziazione e di passaggio dalla condizione di bambina a quella di donna. Un rapporto più fisico che mentale, più erotico che amoroso, dettato da un senso di ribellione nei confronti di una madre incapace del suo ruolo e di una realtà ingiusta della quale non si sente parte.
Una cronaca di vita vissuta che la scrittrice racconta parlando di sé in terza persona, quasi volesse trasmettere al lettore una posizione di distacco nei confronti di quella esperienza che non avrebbe mai potuto continuare e di quella ragazza così profondamente diversa dalla Marguerite Duras che racconta e si racconta.

Un giorno, ero già avanti negli anni, in una hall mi è venuto incontro un uomo. Si è presentato e mi ha detto: «La conosco da sempre. Tutti dicono che da giovane lei era bella, io sono venuto a dirle che la trovo più bella ora, preferisco il suo volto devastato a quello che aveva da giovane». 


Penso spesso a un’immagine che solo io vedo ancora e di cui non ho mai parlato. È sempre lì, fasciata di silenzio, e mi meraviglia. La prediligo fra tutte, in lei mi riconosco, m’incanto. 


Presto fu tardi nella mia vita. 
A diciott’anni era già troppo tardi. Tra i diciotto e i venticinque anni il mio viso ha deviato in maniera imprevista. Sono invecchiata a diciott’anni. Non so se succeda a tutti, non l’ho mai chiesto.

Un incipit perfetto, di fronte al quale, ogni volta che lo leggo, non riesco a non provare una infinità di sensazioni. La meraviglia di una struttura che non potrebbe non essere così; la curiosità di fronte a una frase iniziale che, in realtà, racconta partendo dalla fine; l’ammirazione di fronte a una scrittrice, Marguerite Duras, che ha la capacità di rendere la scrittura protagonista indiscussa di questo racconto di rara bellezza e di affascinare con una sintassi essenziale e piena di poesia, nella quale tutto ha un significato: le parole scritte e non scritte, le virgole, i punti, gli spazi tra un paragrafo e l’altro.

Ho cominciato a scrivere in un ambiente in cui dovevo farlo con pudore. Scrivere, allora, era ancora un impegno morale. Adesso scrivere sembra che spesso non sia più niente. Talvolta me ne rendo conto: scrivere, o è mescolare tutto in un viaggio che ha per destinazione la vanità e il vento, o non è niente; o si mescola tutto in un’unità per sua natura indefinibile, o si fa soltanto della pubblicità.”

Ne “L’amante” la scrittura è ben più di un impegno morale. È l’arte attraverso la quale l’autrice racconta di sé adolescente, della sua famiglia, dell’Indocina francese di quegli anni, dell’amante cinese. Ma racconta anche la dimensione del ricordo nel quale il tempo e i luoghi diventano altro, cambiano e rimangono uguali allo stesso tempo. È una scrittura nitida, che procede per immagini dettagliate, vere e proprie fotografie, a volte modificate dal filtro della memoria, altre volte fredde e impietose come sanno essere le immagini documentarie. La necessità del racconto autobiografico coincide con il bisogno di conoscersi e riconoscersi dell’autrice che si racconta al lettore, ma soprattutto a se stessa. È un racconto in cui il tempo, inteso come sequenza ordinata di fatti, non ha alcuna importanza. “L’amante” è un flusso di sensazioni, stati d’animo, gioie, frustrazioni, paure, momenti di rabbia che Marguerite Duras ha vissuto, ma che non sono solo suoi. Parla di sé, ma anche dell’adolescenza, del suo amore di quindicenne, ma dell’amore adolescenziale in generale. Non è un caso che nel romanzo la ragazza non abbia un nome. Sappiamo che la “bambina bianca” è l’autrice, Marguerite Duras, ma potrebbe essere qualsiasi adolescente quindicenne.
Un racconto autobiografico, che è anche una riflessione sulla complessità delle relazioni umane, sulla difficoltà dei sentimenti, sulla inesorabilità del vivere che va avanti nonostante tutto.

M. Duras, L’amante, Feltrinelli, 2015, pp. 123, € 8.00

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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