M. il figlio del secolo

M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati è il primo volume di una trilogia, promessa e non ancora ultimata, con la quale l’autore si pone come obiettivo di ‘raccontare il fascismo durante il fascismo’, attraverso Mussolini, il suo protagonista indiscusso. L’arco temporale sul quale si concentra questo primo volume percorre poco più di cinque anni, dalla fondazione dei Fasci di combattimento (23 marzo 1919) fino alla rivendicazione del delitto Matteotti (3 gennaio 1925). Scurati propone una ricostruzione fotografica delloM il figlio del secolo scenario che ha portato alla nascita del fascismo, attraverso la quale il lettore si trova di fronte a una prima importante evidenza: non si tratta affatto di un destino ineludibile, di un moto inarrestabile della storia, come appare a chi guarda questo periodo a posteriori, ma di un processo pensato, pianificato e realizzato che pure all’epoca aveva elementi di imponderabilità e di indeterminatezza che non garantivano affatto il raggiungimento degli obiettivi politici.

Fatti e personaggi di questo romanzo documentario non sono frutto della fantasia dell’autore. Al contrario ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo o discorso qui narrato è storicamente documentato e/o autorevolmente testimoniato da più di una fonte. Detto ciò, resta pur vero che la storia è un’invenzione cui la realtà arreca i propri materiali. Non arbitraria però.

Una dichiarazione di metodo, che Scurati esplicita prima di qualsiasi altra cosa, decisiva per comprendere la natura e il senso di questo volume.
È un libro che può raccontare una materia di cui molti di noi credevano di sapere tutto, proprio in virtù del fatto che non è un saggio, una ricostruzione storica pura, e non è nemmeno un romanzo, ma un romanzo documentario. È una sfida narrativa, perché

per raccontare davvero il fascismo per quello che è stato occorre pensare a un’operazione letteraria e a nient’altro.

Solo in questo modo ci si può riappropriare, come dice lo stesso Scurati, del “rimosso della coscienza” e provare a capire fino in fondo chi sia stato Mussolini e cosa sia stato il fascismo. Capire, lo sottolineo, non giudicare; conoscere, non schierarsi a favore o contro.
La letteratura non può accettare pregiudiziali o ideologie ed è in questo senso che la scelta formale, in questo caso, è strategica e imprescindibile per provare a raccontare questi cinque anni senza il filtro ideologico pro o contro il fascismo stesso che l’uso pubblico della storia quasi sempre impone. Un’altra scelta narrativa vincente di Scurati è optare per una struttura fortemente episodica, frammentata, discontinua, ma solo all’apparenza. In questo modo, ciò che salta subito agli occhi è l’immediatezza del dettaglio raccontato, quasi una fotografia. L’autore ci mette di fronte a una serie di immagini, ciascuna delle quali immortala il qui ed ora del momento al quale sembra anche a noi di aver assistito. Capiamo bene che percepirsi contemporanei ai fatti di cui si legge elimina il vantaggio sostanziale, ma spesso condizionante, di chi guarda alle cose ‘col senno di poi. Chiunque affronti il passato fatica a non cedere alla tentazione di vedere le cose sapendo come vanno a finire e questa condizione è quella che impedisce di provare a metterci nei panni di chi viveva le situazioni momento per momento senza nessun vantaggio conoscitivo. 
Antonio Scurati ha fatto un’operazione di studio sinottico e analisi delle fonti davvero impressionante e non mi meraviglia affatto che abbia studiato cinque anni per arrivare alla stesura di questo volume, a mio avviso, prezioso. Scurati appartiene probabilmente all’ultima generazione ancora raggiunta dall’eco del racconto di quella guerra (volutamente non dico Prima Guerra mondiale, perché chi l’ha vissuta, all’epoca non sapeva che sarebbe stata, purtroppo, solo la prima) e la prima a non riportarne nessuna ferita. Chi racconta gli episodi drammatici che ha vissuto in quegli anni tragici ne fa una cronaca dettagliatissima e quasi mai questi resoconti restituiscono a chi ascolta il senso della storia e il dramma di una situazione di devastazione mondiale insensata. Oggi più che mai è indispensabile riappropriarsi del senso largo del tempo (e della storia) per imparare a comprendere le situazioni e i fatti, guardandoli non solo nella loro natura episodica, ma inserendoli in un contesto più ampio che non appaia come predeterminato e inevitabile. Siamo sempre più abituati ad essere spettatori passivi della storia e guardare la guerra alla televisione è diventato un fatto normale anche quando la guerra non è un film ma la realtà e i combattimenti che vediamo non sono frutto di finzione cinematografica, ma veri. Non c’è niente di peggio che perdere la capacità e la volontà di distinguere tra fatti reali e finzione. Questo libro racconta fatti reali e un modo per sperare di non doverli rivivere è conoscerli il più a fondo possibile.

Antonio Scurati, M. il figlio del secolo, Bompiani, 2018, pp. 848, € 24.00

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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