Il senso di una fine. L’inquietudine del ricordo

Ho scelto questo libro, Il senso di una fine, perché attirata dalla copertina, una foto in bianco e nero nell’edizione Einaudi economica. Solo in un secondo momento ho scoperto che è il titolo vincitore del Man Booker Prize 2011, premio del tutto meritato. Ma vediamo di capire di cosa parla. È ambientato nell’Inghilterra degli anni ’60 e i protagonisti sono tre adolescenti, Tony (la voce narrante), Alex, Colin, ai quali si aggiunge, in un secondo momento, l’intelligentissimo e affascinante Adrian. Frequentano la scuola dove studiano un po’ di tutto, letteratura, storia, filosofia. Sono ragazzi brillanti che approcciano la vita e lo studio con l’atteggiamento saccente, a tratti anche presuntuoso, tipico di quella età. La normalità della loro esistenza è interrotta dalla morte di un compagno di scuola, Robson che ha messo incinta la sua ragazza e si è suicidato. Questo avvenimento è il punto di partenza per una riflessione dei quattro amici sul senso della vita. 
A questo punto ci sono tre avvenimenti significativi: Tony trova una fidanzata, Veronica, con la quale ha una relazione ingarbugliata anche e soprattutto per la famiglia della ragazza piuttosto ingombrante. I quattro ragazzi si separano, perché le loro scelte di vita li portano a seguire strade diverse, ma rimangono in contatto attraverso una corrispondenza epistolare regolare e profonda. Tony e Veronica si lasciano e, dopo poco, Veronica diventa la fidanzata di Adrian; Tony non sopporta la situazione e rompe definitivamente i rapporti sia con Veronica che con Adrian. Dopo poco tempo, Adrian si toglie la vita e lascia, come unica spiegazione, un biglietto del tutto enigmatico sul senso del tempo. La prima parte finisce qui.il senso di una fine
La seconda parte è ambientata oggi. È sempre Tony che ci racconta la sua vita, il matrimonio e la separazione da Margaret, dalla quale ha avuto una figlia, Susie con cui va d’accordo come può fare un padre con una adolescente che è molto lontana dalla sua mentalità. In questi anni della sua vita, Tony riflette moltissimo sul senso della vita, del tempo, di tutto. È nella fase in cui si fanno i bilanci della propria esistenza, si riflette su ciò che è stato e su ciò che avrebbe potuto essere, se le scelte fatte fossero state altre. Ad un certo punto, il protagonista riceve una lettera da parte della madre di Veronica che gli lascia in eredità una somma di denaro e il diario di Adrian. Una lettera che suscita meraviglia e curiosità in Tony, ma anche nel lettore che affronta le restanti pagine del libro per cercare di dare un senso a quest’ultimo fatto.
Non aggiungo altro, ovviamente, perché chi decidesse di leggere il libro, dovrà attendere fino all’ultima pagina per risolvere questo enigma.
 Barnes, l’autore, costruisce una trama del tutto equilibrata, continuamente giocata su qualcosa di ovvio e qualcosa che non lo è per niente. È come se, leggendo, si avesse sempre la sensazione di non riuscire a scorgere un particolare decisivo non perché non sia esplicito, semplicemente perché non si è abbastanza concentrati sui particolari del racconto tutti necessari, nessuno eliminabile. Tony è un uomo mediocre che vive le situazioni in cui si trova senza capirle mai fino in fondo, con lo stesso atteggiamento di chi ci si ritrova in mezzo un po’ per caso, un po’ per necessità, quasi mai per scelta.

“La storia è quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione”.

Nel tentativo di capire la vita, Tony ci porta con lui nel suo passato, ce lo racconta come se stesse ragionando a voce alta. Le domande alle quali cerca di rispondere lui sono le stesse alle quali ha bisogno di rispondere il lettore. Nella consapevolezza che il ricordo non è poi così attendibile come si vorrebbe. L’inganno del tempo, così come la fragilità del ricordo ci accompagnano pagina dopo pagina, perché, come dice Tony,

“se anche hai documentato ogni cosa in modo sistematico, in forma di immagini, suoni, parole, puoi d’improvviso scoprire di aver sbagliato le modalità di registrazione dei fatti”.

Barnes è un vero maestro nel raccontarci una storia che avrebbe potuto andare in un modo, ma che invece non è affatto andata così.

J. Barnes, Il senso di una fine, Einaudi, 2011, pp. 154, € 11.00

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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