Dire, fare … ringraziare: il valore della gratitudine

Dire, fare … ringraziare. Mi ricordo quando, da ragazzina, giocavo con le amiche e gli amici a “dire, fare, baciare, lettera e testamento”. Non era uno scherzo, perché, di fatto, era una prova importante da superare di fronte agli altri e anche di fronte a me stessa. Sì, perché il gioco per i bambini è una cosa seria e, quando si assume un ruolo o si accetta una sfida o si deve portare a compimento un percorso, quello è reale. La formula “facciamo finta che” prelude ad una assunzione di identità e all’immedesimarsi nella situazione che si decide di voler riprodurre che quindi diventa reale. Per i bambini l’immedesimazione è totale e richiede impegno e concentrazione ma è anche fonte di grande divertimento. Mi ricordo che nel caso di “dire, fare, baciare, lettera e testamento”, baciare era, per me, la prova più temuta per un motivo molto semplice. Perché baciare non era una fatto qualsiasi, ma un gesto importante. Anche un semplice bacio sulla guancia, perché di questo si trattava in effetti, per me aveva un valore. Assunta Corbo, nel titolo, ha compiuto una dire fare ringraziareoperazione straordinaria. Ha sostituito “baciare” con “ringraziare”, una azione di grande importanza con una stupenda implicazione di significato. Grazie è una parola che, il più delle volte, pronunciamo con una specie di automatismo, ma in realtà meriterebbe di essere detta con grande attenzione e con altrettanta consapevolezza. Ad esempio, grazie è il plurale di grazia e la definizione che preferisco è quella del Petrocchi, secondo il quale “è la maniera naturale che rende piacevoli gli atti, il parlare, le forme”. Grazie, quindi, attiene all’armonia dell’universo. Ringraziare, con la forma rafforzativa ri- è, per così dire, la sintesi di rendere grazie, un atto di restituzione compiuto con grande intensità.
La gratitudine non è affatto automatica. Richiede consapevolezza e la sfida vera è trasformarla in un’abitudine. Non nella accezione che le diamo di solito, ma nel suo significato originario che deriva da habitus. L’abitudine come un abito che si sceglie di indossare e del quale si mantiene sempre viva la percezione. Assunta Corbo, in questo suo libro “dire, fare … ringraziare”, ci aiuta a prendere coscienza di cosa sia la gratitudine, del suo valore e di come possiamo cambiare radicalmente il nostro atteggiamento nei confronti della vita semplicemente visualizzandola. Perché la gratitudine non è qualcosa che non ci appartiene, anzi. Solo che abbiamo la tendenza a non darle la giusta importanza. È paradossale, ma ci viene più naturale concentrare la nostra attenzione su tutto ciò che non è nostro, rispetto a ciò che invece ci appartiene. Ci viene più spontaneo lamentarci per ciò che ci manca anziché apprezzare ciò che abbiamo, ma soprattutto ciò che siamo.
Questo libro rappresenta un percorso importante che permette di relazionarsi agli altri con una prospettiva completamente diversa. Solo che, prima di arrivare agli altri, bisogna partire da se stessi. È un viaggio che richiede la disponibilità ad interrogarsi in modo molto profondo e il coraggio di ascoltare le risposte a quelle domande che non possiamo evitare di porci. La prima vera forma di gratitudine che dobbiamo imparare è verso noi stessi, perché è la condizione indispensabile per poter essere grati nei confronti degli altri e smettere di provare invidia e risentimento. La gratitudine passa attraverso la capacità di stupirsi di fatti semplici e il recupero della consapevolezza che in tutto ciò di cui disponiamo, non c’è nulla di scontato.
Un grande insegnamento che acquisisce ancora più valore, perché è il racconto di un percorso che, prima di proporlo a noi, Assunta ha compiuto su di sé, con il coraggio di mettersi in discussione e con la consapevolezza che il significato del viaggio è nel suo percorso prima ancora che nel suo arrivo.

“A volte ci lasciamo coinvolgere così tanto dal nostro vagare nel mondo, che facciamo fatica a fermarci, invece è proprio questa la chiave: fermarsi”.

Fermarsi e focalizzare la nostra attenzione su un pensiero positivo, piccolo o grande che sia.

A. Corbo, Dire, fare … ringraziare, Do it Human editori, 2015, pp. 164, € 19.00

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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Una risposta

  1. daniela mennichelli ha detto:

    Grazie Cecilia, belle riflessioni! Buoni giorni!

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