Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea

Daniel Mendelsohn

L’Odissea dunque non è solo una storia di mariti e mogli, è anche, e forse ancor più, una storia di padri e figli.

Un’affermazione importante con la quale Daniel Mendelsohn spiega il perché di questo libro che intitola “Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea”. L’Odissea di Omero è forse il racconto più conosciuto della storia e anche delle epoche che hanno preceduto la storia. un'odisseaUn racconto nel vero senso della parola che nasce, cresce e si consolida nell’epoca dell’oralità primaria, quella in cui la scrittura non era ancora stata inventata. Racconta un viaggio di ritorno; è essa stessa un viaggio che il lettore compie insieme all’eroe Odisseo che, dopo vent’anni torna a casa da suo padre, sua moglie e suo figlio. I temi che questa narrazione contiene sono molti, forse tutti quelli della letteratura che dall’Odissea è nata, ma in questo caso il punto di vista è preciso: Daniel Mendelsohn ripercorre le tappe del viaggio di Odisseo, ma lo fa in compagnia di Jay, il padre ottantenne che decide di frequentare il suo seminario all’università e di viaggiare con lui e con i suoi giovani studenti. Non a caso il titolo è “Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea”: una delle innumerevoli possibili odissee, in questo caso la ‘suaOdissea, il viaggio che intraprende insieme al padre per approfondire e arricchire il loro legame. 
Due elementi sono importantissimi per comprendere la genialità e l’importanza di questo racconto. Il primo è l’affermazione di Calvino che ci dice:

Il ‘tuo’ Classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto, e magari in contrasto, con lui.

Il secondo è la struttura narrativa ad anello dell’Odissea di Omero che Mendelsohn spiega così:

Nella composizione ad anello, il narratore comincia a raccontare una storia solo per interrompersi e riandare a un momento precedente che aiuta a spiegare un certo aspetto della storia che sta raccontando –, poi magari si spinge ancora più indietro a un momento o oggetto o episodio ancora precedente che aiuterà a capire meglio quell’altro momento di poco più vicino, e solo a questo punto ritorna pian piano al presente, al momento da cui si era discostato per fornire tutti quegli antefatti. (…) In questo modo un’unica narrazione, o addirittura un singolo passo, può contenere l’intera biografia di un personaggio.

La partecipazione del padre al suo seminario rende possibili e concreti entrambi gli elementi: per Daniel l’Odissea è lo strumento narrativo attraverso il quale definire il ‘suo’ rapporto padre – figlio in relazione a quello di Odisseo e Telemaco, ma anche di Odisseo con il vecchio padre Laerte. La struttura ad anello è interna all’Odissea, ma è strumento compositivo potente anche per ricostruire, attraverso il ricordo, il suo rapporto con Jay, con la madre e con l’intera famiglia. La vita personale di Jay e Daniel Mendelsohn si intreccia a doppia mandata al poema omerico e la lettura a varie voci nel seminario rappresenta un modo per mettere a confronto le interpretazioni, le reazioni, le emozioni, i punti di vista di due generazioni molto lontane tra loro, quella degli studenti poco più che ventenni e quella del padre ormai ottantenne. Il seminario, che si svolge nel presente, è un momento in cui il passato, che il padre racconta e rilegge attraverso il suo ricordo, diventa formazione per i ragazzi che hanno tutta la vita davanti e devono ancora vivere e confrontarsi con le situazioni che l’esperienza concreta di Jay permette di tirare fuori dalla dimensione mitica senza luogo e senza tempo.
 Mendelsohn ritiene che

Ogni esistenza è unica e ripetibile e non c’è modo migliore che raccontarne un’altra già infinite volte raccontata.

Ecco perché il viaggio di Odisseo diventa il viaggio del padre Jay, ecco perché Daniel dichiara di

non aver mai davvero conosciuto mio padre finché non ho cominciato a leggere seriamente i classici.

Dopo il seminario padre e figlio compiranno davvero quel viaggio, una crociera a tema “Sulle tracce dell’Odissea”, perché dopo il viaggio emozionale e della memoria Daniel sente di voler dedicare a se stesso e al padre Jay anche il viaggio fisico, quello che si fa per davvero. Durante la crociera non sarà possibile approdare a Itaca, quasi a dire che il viaggio tra genitori e figli, quello nel quale si è prima figli e poi genitori non può finire, ma solo trasformarsi in continuazione attraverso una ciclicità che è allo stesso tempo storia e mito.

D. Mendelsohn, Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea, Einaudi, 2018, pp. 310, € 20.00 (trad. N. Gobetti)

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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