Dove nasce il vento. Vita di Nellie Bly

Nellie Bly è lo pseudonimo da giornalista di Elizabeth Cochran, una donna che ha avuto, giovanissima, una grande intuizione che l’ha resa quella che è diventata. La sua esperienza fin da bambina è altalenante. Passa da una condizione di agio economico alla povertà assoluta; dall’affetto di un padre che la adora al disastro del secondo marito della madre che rende la vita di tutti un inferno. È proprio grazie alla sua esperienza di vita che intuisce che

la libertà delle donne passa attraverso il lavoro

e lo intuisce in un momento in cui le occasioni lavorative maschili erano ben altre rispetto a quelle a cui poteva accedere lei, donna poco più che ventenne. Scrive proprio su questo tema una bellissima lettera al direttore di un giornale che ne coglie il talento e la determinazione e decide di assumerla. Dove nasce il ventoElizabeth Cochran diventa così Nellie Bly, la pioniera del reportage sotto copertura. Inizia tutto con un viaggio in Messico pensato per raccontare un paese vicino, ma lontano. Viaggia con la madre, perché non può farlo da sola, e cerca di realizzare il suo sogno di diventare reporter americana in un paese straniero. Nellie non si limita a reportage per così dire neutri, ma affronta tematiche importanti e scomode, anche di natura politica.
La sua vera consacrazione professionale però è a New York, dove aspira a lavorare nel giornale fondato da Pulitzer, il World. Un giornale rivoluzionario per quell’epoca, perché lascia spazio a tutte le tematiche che a lei interessavano. Non è stato facile per la sua età e soprattutto per il fatto di essere donna, ma Nellie Bly non molla. Propone al direttore due reportage sotto copertura: uno relativo alle condizioni di viaggio degli immigrati; il secondo di esplorazione a Blackwell Island, manicomio femminile di New York, nel quale si offre di entrare come paziente, fingendosi pazza.
È questa seconda idea che convince il direttore e ne nasce un reportage che farà la storia del giornalismo. Nellie Bly è straordinaria in questa impresa: quel manicomio era un luogo in cui finivano sì donne malate di mente, ma soprattutto donne sole ed emarginate di cui non si occupava nessuno. Le donne arrivavano in quell’inferno per motivi molto lontani dalla malattia mentale e questa è la vera denuncia che fa scoppiare lo scandalo. Il manicomio è un luogo per entrare nel quale non occorre essere realmente ammalati di mente, ma è sufficiente essere donne ai margini della società.

La disperazione si combatte con l’informazione

Questa inchiesta segna un’epoca per la società e per il giornalismo con la nascita del giornalismo d’inchiesta. Nellie Bly racconta ciò che vede esattamente come lo vede. Non ci sono filtri, non ci sono giri di parole, soltanto la trascrizione schietta, a tratti brutale non di ciò che vede, ma di ciò che lei stessa, per essere inconfutabile, decide di subire in prima persona.
È questa la sua strategia vincente, è questa la cifra che la rende Nellie Bly.
Nellie propone molte altre sfide, tra cui ad esempio compiere il giro del mondo in meno di 80 giorni, perché

“sfidare un personaggio letterario significa sfidare innanzitutto un’idea”.

Significa mettere in discussione un’altra convinzione assurda dell’epoca, ovvero che le donne non possono viaggiare da sole. Per il primo viaggio aveva ceduto e lo aveva fatto con la madre; questa volta no. Questa volta la sfida è solo sua.
È importante sottolineare però che Nellie è sempre dalla parte degli emarginati, dalla parte delle “donne senza”, di quelle persone che sono ai margini e soffrono in modi che a lei proprio non vanno giù.
È per la storia del manicomio che Elizabeth viene assunta in modo stabile al giornale e questa in effetti è per lei una vittoria e l’inizio di una carriera pionieristica. C’è un ‘però’. Per Nellie Bly non arriveranno mai una responsabilità, un salto di carriera, qualcosa che stabilisca e riconosca che le donne hanno le stesse qualità dei colleghi uomini.
La storia della giornalista Nellie è meravigliosa, perché racconta la battaglia personale e sociale di una donna che a metà tra Ottocento e Novecento, contribuisce a cambiare un mondo che già di per sé sta cambiando. È una storia che ancora oggi dice molto.


“Quello che conta veramente è lo sguardo con cui vedi le cose e le racconti. Se lo fai in modo limpido, mettendoti nei panni di chi legge, allora sei sulla strada giusta. Il lettore se ne accorgerà e ti premierà con la sua fiducia.

Ci insegna che alla base di qualsiasi impresa deve esserci grande determinazione supportata da altrettanto entusiasmo.
Ci insegna che il giornalismo ha valore e ha ragione di esistere se e soltanto se chi scrive coltiva la fiducia del e nel lettore e pensa che ciò che scrive in qualche maniera debba porsi l’obiettivo di produrre un cambiamento, possibilmente migliorativo, nella vita delle persone.
Il significato del titolo? Leggete il libro, leggetelo tutto d’un fiato, vi innamorerete di Nellie Bly e capirete “Dove nasce il vento”

N. Attadio, Dove nasce il vento. Vita di Nellie Bly, Bompiani, 2018, pp. 204, € 16.00

Cecilia Mattioli

Lavoro con le persone. Amo leggere. Amo scrivere. Provo entusiasmo per qualsiasi cosa mi faccia crescere e non mi stanco mai di imparare

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